Hai saltato la formazione obbligatoria… Rischi davvero il posto di lavoro?

È arrivata l’ennesima email. Quella notifica che ti ricorda che hai un corso di formazione obbligatoria sulla sicurezza da completare entro ieri. E tu, onestamente, hai altro a cui pensare. Hai scadenze che premono, clienti che aspettano, e quella sensazione che questi corsi siano solo “tempo perso” o una formalità da spuntare.

Ma ora la situazione è cambiata. C’è stata una riunione. Un richiamo formale. E quel pensiero sgradevole e persistente si è fatto strada: “Rischio davvero il licenziamento se non faccio quel corso sulla sicurezza?”.

La risposta, per quanto dura, è . E non è una minaccia vuota.

Il punto di vista del datore di lavoro

Dal punto di vista di un datore di lavoro, la situazione è chiara e spaventosa: un lavoratore non formato è una mina vagante.

Non si tratta di voler imporre la propria autorità. La realtà dei fatti è che se un collaboratore non conosce le procedure di emergenza o non sa utilizzare correttamente un macchinario, diventa un pericolo inaccettabile. Lo è per la sua stessa incolumità e lo è per tutti i suoi colleghi.

I datori di lavoro portano sulle spalle la responsabilità morale di tutto ciò che accade ai propri dipendenti durante il turno. Non è possibile, fisicamente e coscienziosamente, permettere di operare a una persona priva della formazione obbligatoria sulla sicurezza. Il datore di lavoro, in tal caso, sarebbe complice di qualsiasi infortunio dovesse verificarsi.

Dalla sospensione al licenziamento

Quando un lavoratore si rifiuta di partecipare alla formazione senza una reale motivazione (come un’emergenza medica o cause di forza maggiore), l’azienda ha l’obbligo di intervenire.

La reazione non è quasi mai un licenziamento immediato. Di solito, si segue un percorso graduale:

  • il richiamo: l’azienda fa notare la mancanza e fissa una nuova data per recuperare il corso;
  • il provvedimento disciplinare: se il rifiuto persiste, possono scattare sanzioni più serie, come la sospensione dal lavoro (e dallo stipendio). Dopotutto, chi non è formato adeguatamente, non può lavorare in sicurezza;
  • la rottura della fiducia: se il dipendente continua a opporsi in modo ostinato, viene meno il rapporto di fiducia alla base del contratto di lavoro. A questo punto, il licenziamento diventa l’estrema, ma legittima, conseguenza.

Il messaggio che l’azienda recepisce è: “Non mi interessa proteggere me stesso. E, per estensione, non mi interessa se un mio errore mette in pericolo i miei colleghi”.

Il tuo rifiuto verso la formazione obbligatoria sulla sicurezza non è visto come una ribellione contro la burocrazia, ma come una scelta deliberata di mettere in pericolo te stesso e gli altri.

Un fatto realmente accaduto

Analizziamo ora una storia: quella di un lavoratore part-time che ha rifiutato di completare un corso obbligatorio di formazione di base sulla sicurezza, nonostante sia stato convocato in proposito già sei volte dall’azienda.

No, non ci stiamo inventando questa storia: si tratta dell’evento protagonista della pronuncia Cass. Civ., Sez. Lavoro, n. 20259 del 2023.

La sentenza stabilisce che il datore di lavoro è esonerato dall’obbligo di repêchage (la ricerca di mansioni alternative) qualora intenda licenziare un dipendente sprovvisto della formazione base sulla sicurezza, poiché tale grave carenza rende il lavoratore oggettivamente inidoneo e pericoloso per qualsiasi ruolo aziendale.

Inoltre, i giudici chiariscono che i corsi possono essere programmati in ogni momento in cui il dipendente è a disposizione dell’azienda, e per i lavoratori part-time, questo significa che la formazione può essere fissata legittimamente sfruttando il lavoro supplementare, entro il limite del 25% delle ore settimanali previste (ex art. 6, comma 2, del D.Lgs. 81/2015).

Infine, secondo la sentenza. l’unica via per rifiutare la partecipazione alle convocazioni è legata a impedimenti gravi e oggettivi (come serie problematiche di salute, familiari o lavorative), ma spetta esclusivamente al dipendente l’onere di provare e documentare in modo inequivocabile l’assoluta impossibilità di presenziare.

Conclusioni

Non guardare a quei corsi come a un ostacolo. Guardali come a un diritto che hai: il diritto di sapere come svolgere il tuo lavoro senza farti male. La tua salute e la tua incolumità non sono negoziabili. Non valgono il rischio di perdere un lavoro, e soprattutto non valgono il rischio di mettere a repentaglio la tua vita o quella di chi lavora al tuo fianco. La formazione sulla sicurezza è un investimento su te stesso. E sei tu il primo a beneficiarne.

Non è una formalità da smarcare, ma un investimento sulla nostra salute e su quella di chi lavora al nostro fianco. Perché la competenza professionale passa anche, e soprattutto, dal saper lavorare senza farsi male.